Alpe Corte di Sopra


Ci trasferivamo all’Alpe Corte di Sopra ai primi di luglio e scendevamo ai primi di settembre, caricavano con noi anche le famiglie Bisogni, Nino e Galeazzi. Spesso quando arrivavamo al “Crot dul pizz” ed al “Fumal” dovevamo tagliare la “lavenca” (valanga) per far passare le mucche. Noi avevamo nove mucche, cinque vitelli, quarantacinque capre coi capretti e due maiali. Dopo una dura giornata di lavoro, alla sera, ci riunivamo alla cappella per recitare il santo rosario e poi ci divertivamo cantando. Il burro, il formaggio e la mascarpa erano portati a valle settimanalmente. Durante i primi otto giorni il pascolo era libero, poi quando l’erba cominciava a scarseggiare alcune famiglie litigavano con quelle degli alpeggi vicini anche per i pochi ciuffi d’erba. Così mi raccontarono che alla “Rosul” un certo Francius di Cuzzego ebbe una lite con un pastore di Colloro che essendo più robusto lo fece precipitare in un burrone.” - Zaccaria Falcioni – da “Oltre l’antica soglia. Beura tra storia e leggenda”, 1995.

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Costume tradizionale femminile

Casa Ferrari