Baldassare Verazzi

Figlio di Giovanni Valentino e di Caterina Barbini. Come molte famiglie in quel periodo, anche quella di Baldassare dovette emigrare per migliorare la condizione economica.  All’età di dodici anni, a Milano, intraprendere gli studi artistici. Si racconta che un giorno, mentre era intento a disegnare seduto ad un tavolo dell’osteria del padre, «L’Osteria del Bollo», vicino a Brera, sarebbe stato notato da Francesco Hayez e dall’insigne pittore preso a bottega. Baldassare Verazzi fu ammesso a frequentare la “Scuola degli elementi di Figura” presso l’Accademia di Belle Arti nel 1833, a soli 14 anni e vi rimase fino al 1841. Durante questo periodo di formazione il giovane Baldassare partecipò a diversi concorsi dove ottenne molti riconoscimenti e premi.

Baldassare Verazzi, però, non si accontentò dei soli studi accademici; frequentò assiduamente lo studio del pittore Carlo Bellosio (1801-1849) con i conterranei Carlo De Notaris (1812-1888), discendente da una famiglia originaria di Trobaso, ed Enrico Francioli (1814-1886), nato a Milano da famiglia originaria di Bureglio (Vignone), artisti che Verazzi ebbe modo di frequentare anche nei soggiorni verbanesi.

Nel 1842 smise di frequentare l’Accademia di Brera iniziando la professione di pittore. Già nel 1841 Verazzi aveva realizzato per il pulpito della chiesa di S. Stefano a Vimercate tre scene bibliche pirografate in grisaglia su sfondo oro. La sua prima importante committenza fu però quella ricevuta nel 1843 dalla parrocchia di Malnate (Varese) per un ciclo di affreschi che ancora oggi decora la navata centrale della chiesa.

Nella “Guida di Milano” del 1847 compare come “pittore di storia”. E’ del 1849 il suo quadro più famoso, Combattimento a Palazzo Litta, conosciuto anche come Un episodio delle Cinque Giornate. In esso Baldassare Verazzi si raffigura nelle vesti di un combattente ferito, ai piedi di una barricata. Altre sue opere si possono ammirare a Dorno e Sairano in provincia di Pavia, a Turbigo e Melzo (MI),

Al 1855 risale l’affresco Angelo Custode realizzato nella chiesa parrocchiale di Bée e gli venne affidato dall’Ospedale Fatebenesorelle di Milano l’assai prestigioso incarico di affrescare la chiesa annessa all’Ospedale (tuttora ammirabili). Nel 1856, all’età di 36 anni, Baldassare Verazzi emigrò in America Latina dove, tra Argentina, Uruguay e Brasile, trascorse 12 anni. A Buenos Aires divenne uno degli artisti più apprezzati e ricercati, soprattutto come ritrattista della borghesia cittadina e dell’oligarchia militare. Verazzi nel 1862 attraversò il Rio de la Plata e si trasferì a Montevideo dove nel Museo Storico Nazionale sono conservate ben 33 sue opere. La fama raggiunta gli permise di essere incaricato della realizzazione di alcuni affreschi per la rotonda del cimitero cittadino. Il rientro in Italia, avvenuto nel 1868, non fu tra i più facili.  Il 13 gennaio 1867 era morto il padre Giovanni, il 30 novembre se n’era andata anche la madre Caterina.  Tuttavia la permanenza sudamericana aveva garantito lauti guadagni pertanto poteva pensare di trovarsi una dimora degna di un pittore famoso e affermato, perché tale si sentiva. Venne attratto da Lesa, una località che in quegli anni era stata scelta come residenza da illustri letterati, tra i quali ricordiamo Alessandro Manzoni e Giulio Carcano. Nella piccola frazione di Villa Lesa acquistò un’estesa proprietà che prese il nome di “Villa Verazzi”.

La decisione di stabilire la propria residenza a Lesa non portò Baldassare Verazzi a dimenticare Caprezzo, tanto che nel 1876 decise di costruirvi il proprio rifugio preferito, casa “La Solitudine”, e qui, nel 1878, tornare a lavorare con tavolozza e pennello.  Nella quiete della Valle Intrasca il pittore sembrava ringiovanire, aiutato dalla semplicità degli abitanti e dai felici ricordi della fanciullezza trascorsa tra quelle strette ed erte vie.  Nel grande salone della villa “La Solitudine”, Verazzi radunò parenti e amici come comparse per la realizzazione di un grande quadro. Tra loro anche il figlio Luigi, quasi ventenne, che nella raffigurazione rappresenta San Sebastiano; Rocco Barbini per San Rocco, le sorelle del Barbini, Luigia e Maria; don Valloggini stava ovviamente nella parte del parroco. Il 28 gennaio 1878 Verazzi donò il quadro all’Oratorio della Beata Vergine delle Grazie di Caprezzo ed oggi, per motivi di sicurezza, è conservato all’interno della chiesa parrocchiale. Il ritrovato amore per la pittura spinse Baldassare Verazzi a cimentarsi in un’altra opera che donò all’Oratorio di Ramello il cui soggetto non si discosta molto da quello realizzato a Caprezzo.  Qualche anno più tardi realizzò alcuni affreschi per la cappella di famiglia costruita nel Cimitero Monumentale di Milano, i quali furono però distrutti nel 1961 dopo che la cappella rimase danneggiata dai bombardamenti della II Guerra Mondiale.

Il 18 gennaio 1886, Baldassare Verazzi morì nella casa di Villa Lesa. Oggi i resti del pittore di storia sono conservati al campo numero quattro presso l’ossario del cimitero Monumentale di Milano. – Antonio Garlandini e Fabio Copiatti, 2021 –
He was the son of Giovanni Valentino and Caterina Barbini. Like many families in that period, also that of Baldassare had to emigrate to improve the economic condition.  At the age of twelve, in Milan, he started to study art. It is said that one day, while he was drawing, sitting at a table in his father’s tavern, “L’Osteria del Bollo”, near Brera, he was noticed by Francesco Hayez and the famous painter who worked in his workshop. Baldassare Verazzi was admitted to the “Scuola degli elementi di Figura” at the Accademia di Belle Arti (Academy of Fine Arts) in 1833, at the age of 14 and he remained there until 1841. During this training period the young Baldassare participated in several competitions where he obtained many awards and prizes.

Baldassare Verazzi was not satisfied with the only academic studies; he attended assiduously the workshop of the painter Carlo Bellosio (1801-1849) with his compatriots Carlo De Notaris (1812-1888), descendant of a family from Trobaso, and Enrico Francioli (1814-1886), born in Milan from a family of  Bureglio (Vignone), artists that Verazzi had the opportunity to meet also during his stay in Verbania. In 1842 he stopped attending the Brera Academy and began his profession as a painter.

In 1841 Verazzi had already performed three biblical scenes through pyrography, by using the grisaille technique on a golden background, for the pulpit of the church of S. Stefano in Vimercate. His first important assignment was the one received in 1843 from the parish of Malnate (Varese) for a cycle of frescoes that still today decorate the central nave of the church.

In the “Guida di Milano” (Guide of Milan) of 1847 he appeared as a “history painter”. Its most famous painting dates back to 1849, Combattimento a Palazzo Litta, also known as Un episodio delle Cinque Giornate. Baldassare Verazzi is depicted as a wounded fighter, at the foot of a barricade.

Other works can be admired in Dorno and Sairano in the province of Pavia, in Turbigo and Melzo (MI). The fresco Angelo Custode dates back to 1855 and it was performed in the parish church of Bée. The Fatebenesorelle Hospital of Milan entrusted him the very prestigious task of frescoing the church annexed to the Hospital (still visible). In 1856, at the age of 36, Baldassare Verazzi emigrated to Latin America, where he spent 12 years between Argentina, Uruguay and Brazil. In Buenos Aires he became one of the most appreciated and sought-after artists, above all as a portraitist of the city bourgeoisie and of the military oligarchy. In 1862 Verazzi crossed the Rio de la Plata and moved to Montevideo where 33 of his works are preserved in the National Historical Museum. His fame allowed him to perform some frescoes for the roundabout of the city cemetery. His return to Italy, in 1868, was not easy.  His father Giovanni died on 13 January 1867 and on 30 November also his mother Caterina died.  However, his stay in Latin America had allowed him to earn a lot of money, so he could find a home worthy of a famous and well-established painter, because he felt like this. He was attracted to Lesa, a place that in that period had been chosen as a residence by famous men of letters, among which we remember Alessandro Manzoni and Giulio Carcano. In the small hamlet of Villa Lesa he bought a large property that took the name of “Villa Verazzi”.

The decision to establish his residence in Lesa did not lead Baldassare Verazzi to forget Caprezzo, so much so that in 1876 he decided to build there his own favourite shelter, the house “La Solitudine”, and in 1878 he returned here to work with palette and brush.  In the quietness of the Valle Intrasca the painter seemed to rejuvenate, thanks to the simplicity of the inhabitants and the happy memories of the childhood he spent among the narrow and climbing streets.  In the large hall of the villa “La Solitudine”, Verazzi gathered relatives and friends as characters for the realization of a big  painting. Among them there was also his son Luigi, almost twenty years old, who represented Saint Sebastian in the painting; Rocco Barbini for Saint Rocco, the sisters of Barbini, Luigia and Maria; don Valloggini obviously represented the priest. On January 28, 1878 Verazzi donated the painting to the Oratory of the Beata Vergine delle Grazie in Caprezzo; today, for safety reasons, it is kept inside the parish church. The rediscovered love for painting led Baldassare Verazzi to start another work he donated to the Oratory of Ramello, in which the subject does not differ very much from that performed in Caprezzo.  A few years later he painted some frescoes for the family chapel built in the Monumental Cemetery of Milan, which were destroyed in 1961 after the chapel was damaged during the bombings of the World War II.

On January 18, 1886, Baldassare Verazzi died in the house of Villa Lesa. Today the remains of the history painter are kept in field number four at the ossuary of the Monumental Cemetery in Milan. – Antonio Garlandini and Fabio Copiatti, 2021 -
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