Antiche cave di beola


Secondo alcune teorie, il nome Beura ed il precedente nome romano Bevola deriverebbero dalla beola, ovvero la pietra locale ossolana, uno gneiss a fibre bianche e nere cavato dalle falde del monte ed esportato sin dal Medioevo utilizzando la navigazione fluviale Toce-Lago Maggiore-Ticino-Naviglio. Un tempo tutto il lavoro di estrazione era eseguito a forza di braccia dai picasass: si inseriva l’esplosivo in alcuni fori realizzati nella roccia con un ferro tondo o esagonale (lo stamp), tenuto e fatto ruotare da un uomo mentre altri due battevano alternativamente, man mano aumentando la lunghezza dello stamp. Dai blocchi estratti con l’esplosione venivano ricavate le lastre praticando dei buchi con martello e ferro in cui si inserivano i punciott, ferri corti che venivano battuti con le mazze, oppure cunei in legno bagnati con l’acqua, che dilatandosi staccavano le lastre. Per trasportarle, venivano usati dei rulli ricavati dal tronco delle betulle, fatti scivolare sul minur, uno scivolo pavimentato di piccoli sassi che sfruttava la pendenza della montagna. Cave e minur sono visibili ancora oggi lungo il sentiero della Strada Romana che da Cuzzego conduce a Cardezza.

Altri punti d'interesse a Beura-Cardezza

Chiesa di S.Giorgio

Torre dei Lossetti

Strada romana