Vignaioli


Nel ‘700 da Caprezzo per lavorare andavano a Milano. Nella seconda metà del ‘700 il fratello del mio pentavolo, che si chiamava Guglielmo, è andato a Milano e ha messo su con la moglie un locale dove vendevano del vino. Raggiungevano Milano andando a piedi al lago, lo attraversavano con un barcone e arrivavano al Ticino dove prendevano il Naviglio Grande che passa da Abbiategrasso, Corsico e arriva a Milano. Quelli di Caprezzo erano tutti vignaioli: allora c’era l’uva nostrana qui, la lavoravano e la mandavano giù. Sotto, vicino al Circolo c’era un convento, e i frati lavoravano la campagna e le vigne. Comunque tutti i Caprezzesi erano vignaioli e bottai, mentre quelli di Intragna erano facchini, quelli di Miazzina e Cossogno lattai, ad Aurano lavoravano le campagne, gli orti, le vigne, a Vignone e Bureglio facevano le botti. Ancora nell’800 le vigne producevano uva che dava ottimo vino: la “nostrana” che, in piccola quantità vicino alle case, esiste ancora; la “curberǣ” prodotta da viti tipiche del luogo e antiche; l’uva bianca “töppiǣ” di cui mi dicevano esserci un pergolato in località Madonna del Sasso. Dalla seconda metà dell’800 la qualità dell’uva peggiorò e il vino buono veniva comprato fuori paese. A Caprezzo si coltivava allora l’uva “mericana” che dava un vino piuttosto aspro e di bassa gradazione. – Graziella Caretti, 2018 –

Altri punti d'interesse a Caprezzo

Santuario della Madonna del Sasso

Villa Boffa

Lavatoi