Cuzzego


La mia Nonnia si chiama Cuzzego. […] ho inventato una parola nuova, che non esiste nella nostra lingua, e gnanca in tal nöst dialett. Volete sapere qual è questa parola nuova? La parola è Nonnia. Cioè il paese dei Nonni, come la Patria è il paese dei nostri padri. I bambini capirebbero bene. E anche chi nel cuore ha conservato il ricordo del bambino che fu. La natura, l’infanzia. Qui ho scoperto il mondo. Nella casa dei Nonni che è quella lì, amorevolmente recuperata e curata da Liliana e Tiziano, casa ospitalissima Si chiama “Dove comincia la Bella Italia”, come scrisse Stendhal. Qui a Cuzzego, dove cominciò la scoperta della vita.
Era allora Cuzzego e la sua campagna affacciata sul fiume Toce il paradiso terrestre. Qui trascorrevo le estati da bambino. Giornate infinite, nel sole, nei prati, lungo il fiume che si raggiungeva in pochi minuti.
Il Toce “… presso le chiare onde e i religiosi silenzi d’un incantevole fiume”, scrisse un poeta che seppe cogliere la magia di questi luoghi. La stradina che porta al Toce – stradina allora sterrata, un largo sentiero - si dirama proprio di fronte alla casa dei miei nonni. Dopo breve discesa, la stradina sottopassa la ferrovia e sbuca nel paesaggio più bello del mondo. A destra cento passi al cimitero; a sinistra s’avanza nella campagna di prati verdi, di alberi chiomati a giusta distanza, silenziosa, soleggiata, animata da presenze antiche e amiche. Una campagna che a me pareva simile a quelle favolose dell’Inghilterra di cui mi parlava mia madre che c’era stata diciottenne e che io incontrai nelle pagine di Dickens. Era il paesaggio in cui vivevo le avventure di Pecos Bill e dei Cavalieri del Cielo, di Sandokan, dei Tre Moschettieri, degli Eroi di Omero; e poi, quando la natura procedette nel suo corso, feci altri incontri. Giornate infinite nel sole e nella natura. Sul mezzogiorno, le campane della chiesa di San Giovanni suonavano i dodici rintocchi per richiamare al desco gli uomini che lavoravano la campagna. La nonna chiamava il mio nome con lungo belato, ripetuto: “… iéeeleee! … iéeeleee!”. La voce si disperdeva in quel bel cielo azzurro di infanzia e di adolescenza, nel paese e nella campagna lungo il fiume. La nonna Santina percorreva la strada a piedi scalzi: si doveva togliere gli zoccoli per non consumarli … Anche questo fa parte della storia. Come quella che ha scritto il mio amico Silverio di Cuzzego nelle sue Memorie. Con grande curiosità appresi da don Bertamini, rosminiano direttore di Oscellana e mio professore al Collegio, che qui passava una strada romana, quella fatta costruire dall’imperatore Settimio Severo (lapide e cippo a Dresio di Vogogna). Don Bertamini ne ha scritto su Oscellana: “Da Cuzzego e Prata: appunti storici” per volere del Parroco don Claudio una ventina di anni fa. E anche le brave Maestre delle Scuole Elementari di Beura hanno raccolto tante notizie nel fascicolo “Oltre l’antica soglia. Beura tra storia e leggenda”. “Dove comincia la bella Italia” disse Stendhal, e “dove finisce l’Italia”, aggiunse Cesare Angelini. Associazioni ambientaliste, di difesa e recupero e valorizzazione del patrimonio naturale, artistico, ambientale che noi abbiamo trovato, frutto del lavoro della fatica dell’ingegno dei nostri vecchi, dei nostri antenati. Patrimonio dell’Unesco dovrebbe essere la Natura. 
- Raffaele Fattalini, 2018 -
My Nonnia’s name is Cuzzego. […] I invented a new word, which does not exist in our language or in our dialect. Do you want to know what this new word is? The word is Nonnia. That is, the village of “Nonni” (Grandparents), like the homeland is the land of our fathers. The children would understand it better. And also the one who preserves in his heart the memory of when he was a child. Nature, childhood. Here I discovered the world. In the house of the Grandparents, the house which was lovingly recovered and loved by Liliana and Tiziano, the welcoming house called “where Beautiful Italia begins”, as Stendhal wrote. Here in Cuzzego, where life was discovered.
Cuzzego, with its countryside overlooking the river Toce, was the earthly paradise. Here I spent the summers as a child. Never-ending days, in the sun, in the meadows, along the river that was reached in a few minutes.
The river Toce “… in the clear waves and religious silence of an enchanting river”, wrote a poet who was able to grasp the magic of these places. The narrow road that leads to the river Toce – a narrow road that was unpaved, a wide path – branches off in front of my grandparents’ house. After a short slope, the narrow road passes under the railway bridge and goes into the most beautiful landscape in the world. On the right, one hundred steps to the cemetery; on the left, you reach the countryside full of green meadows, foliaged trees at the right distance, a silent, sunny countryside, animated by ancient and friendly presences. A countryside that seemed to me similar to the wonderful ones in England, about which my mother, who had been there when she was eighteen, told me, and which I met in Dickens' books. It was the landscape where I lived the adventures of Pecos Bill and the Knights of Heaven, Sandokan, the three Musketeers, the Heroes of Homer; and I made other encounters. Endless days in the sun and in nature. At noon, the bells of the church of San Giovanni rang the twelve tolls to recall the men who worked in the countryside to the family table. Grandma called my name with a long, repeated baa: “… iéeeleee! “… iéeeleee! The voice dissolved in that beautiful blue sky of childhood and adolescence, in the village and in the countryside along the river. Grandma Santina walked barefoot along the street: she had to take off her clogs to avoid wearing them out … this is also a part of the history. Like the one that my friend Silverio of Cuzzego wrote in his “Memorie”. With great curiosity I learnt from Don Bertamini, the Rosminian director of the magazine “Oscellana” and my professor at the College, that a Roman road passed here, the one built by the Emperor Settimio Severo (tombstone and cippus in  Dresio di Vogogna). Don Bertamini wrote about it in Oscellana: “Da Cuzzego e Prata: appunti storici” by the will of the priest don Claudio about twenty years ago. And also the good Teachers of the Elementary Schools of Beura collected so much news in the booklet “Oltre l’antica soglia. Beura tra storia e leggenda”. “Where beautiful Italy begins,” Stendhal said, and “where Italy ends,” Cesare Angelini added. Environmental associations, for the defence, recovery and valorisation of the natural, artistic and environmental heritage that we have found, the result of the efforts and of the ingeniousness of our elder people, our ancestors. UNESCO’s heritage should be nature. 
- Raffaele Fattalini, 2018 -

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