Latteria sociale


Le origini della Latteria Sociale di Caprezzo risalgono al 5 marzo 1876, quando 46 persone si presentarono al fine di costituire una società e di fondare una latteria sociale, in Caprezzo Mandamento d’Intra, allo scopo della manipolazione e vendita dei diversi prodotti che colla industria si possono ottenere dalle bovine dei soci. Il latte veniva munto nelle stalle dove i soci allevavano le bovine, due volte al giorno, al mattino e alla sera. Il latte appena munto, giunto in latteria, era passato attraverso un colino e versato in un grande secchio posto su una bilancia; il peso era annotato dal casaro su un registro e sul libretto personale del socio. Secondo il regolamento, il socio poteva trattenere il quantitativo di latte da usare esclusivamente per la propria famiglia. Su una lavagnetta di giorno in giorno il casaro annotava il numero del socio e la data in cui questi avrebbe avuto diritto di fare il formaggio e il burro. Parte del latte veniva venduto alle famiglie, mentre la maggior parte veniva lavorato il giorno successivo: scremato a mano con un attrezzo detto coup, si divideva la panna che veniva sistemata nella zangola per fare il burro. Questa era messa in movimento per mezzo di una ruota di ferro esterna al caseificio sulla quale fluiva con forza l’acqua del torrente Furignone. La massa di burro, lavata con l’acqua e pressata a mano, prendeva poi forma in pani da mezzo chilo o 2 etti e mezzo per essere così venduto. Le forme usate per modellare i pani erano di legno con incise figure di fiori e abeti e con il nome di Caprezzo. Per fare il formaggio, invece, il latte scremato era fatto cagliare in grandi pentole messe sul fuoco, poi colato sul cerchio, base di pietra con intagliata in tondo il perimetro della forma voluta, in cui veniva pressato con pesi di pietra. Il giorno dopo, le forme levate dal cerchio erano messe in salamoia e poi appoggiate su scaffali in legno per la stagionatura. Sulle forme di Toma veniva inciso il numero del socio. La latteria non funziono in un periodo tra il 1941 e il 1949, perché tutte le bacinelle in rame erano state consegnate al governo fascista. L’attività, poi ripresa, cessò del tutto nel 1961: le nuove generazioni, occupate nelle fabbriche del fondovalle, non rimpiazzarono le precedenti.

Ogni famiglia aveva un numero, noi avevamo il numero 6 in questa casa. Mungevamo noi il latte – di mucca, capre qui non ce ne sono mai state, nonostante il nome del paese. Pecore sì. Chi aveva 2-3 mucche era già tanto, perché il terreno era abbondante ma non sufficiente per produrre il fieno per mantenere una stalla come in pianura. – Graziella Caretti, 2018 –
The origins of the Dairy Cooperative in Caprezzo date back to March 5, 1876, when 46 people presented themselves in order to found a dairy cooperative in Caprezzo Mandamento d’Intra, for the processing and sale of the various products that can be obtained from the members' cows through the industry. The milk was milked in the stables twice a day, in the morning and in the evening, where the members bred the cows. The milk that had just been milked was brought to the dairy, filtered through a small strainer and poured into a large bucket placed on a scale; the weight was recorded by the dairyman in a register and in the personal notebook of the member. According to the regulations, the member could keep the amount of milk to be used exclusively for his family. Every day the dairyman recorded the number of the member on a small blackboard and the date on which he would have the right to make cheese and butter. Part of the milk was sold to the families, while most of it was processed the following day: it was hand-skimmed with a tool known as "coup", the cream was removed and placed in the churn to make the butter. The churn was operated by means of an iron wheel outside the dairy on which the water of the stream Furignone flowed with force. The mass of butter, washed with water and pressed by hand, took the shape of loaves of half a kilo or 250 grams to be sold. The moulds used to shape the loaves were made of wood with carved figures of flowers and fir trees and with the name of Caprezzo. To make cheese, the skimmed milk was curdled in large pots placed on the fire, then it was poured on the circle, a stone base with the perimeter of the desired shape carved into it, on which it was pressed with stone weights. The next day, the shapes removed from the circle were brined and then placed on wooden shelves for seasoning. The number of the member was engraved on the shapes of toma. The dairy did not work between 1941 and 1949, because all the copper basins had been handed over to the fascist government. The activity resumed, then it ceased definitely in 1961: the new generations, which were busy in the factories of the valley bottom, did not replace the previous ones.

Each family had a number, we had number 6 in this house. We milked – cow's milk, there were no goats, despite the name of the village. There were sheep. Who owned 2-3 cows had already a lot, because the soil was abundant but not enough to produce hay to maintain a stable like on the plains. – Graziella Caretti, 2018 –
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