Santuario di Inoca


Il Santuario di Inoca (nome legato al termine Ocha, ovvero l’acqua molto abbondante nel suolo di questa zona) è composto da tre edifici. L’Oratorio della Natività della Beata Vergine Maria fu edificato nel 1633 accanto ad una cappella dedicata alla Madonna di Re, con un affresco che la raffigura che si diceva facesse miracoli. L’Oratorio, a navata unica coperta da volta a botte, è decorato con stucchi imbiancati e una trave, tra la navata e il presbiterio, ornata di sculture e dorata, con un crocifisso coperto da un velo e una balaustra in marmo. Nella parete di fondo del coro, un grande quadro della Naticità di Maria Vergine. Fino al 1761 la cappella e l’oratorio sono separati da una parete, la quale viene abbattuta in quell’anno unendo le due chiese per mezzo di una grande apertura. La veneranda immagine della Madonna di Re, logorata dall’umidità, era stata sostituita da una copia dipinta nel 1809 da Lorenzo Peretti, che realizza anche due grandi quadri della Strage degli Innocenti e dell’Adorazione dei Magi posti sui muri laterali all’altare dell’Oratorio della Natività. Il terzo edificio, collegato all’Oratorio tramite una porta posta all’altezza dell’organo, è la cosiddetta cà di bendìi, la casa dei banditi, destinata ad abitazione ed adibita a lazzaretto durante le epidemie di peste e colera (i bendìi erano i malati, “banditi” dalla città). Si tramanda che attraverso la piccola apertura posta sopra il portico si desse da mangiare agli ammalati tramite un cestino tirato su con un bastone. Sulla collina retrostante vi era il cimitero dei lebbrosi, identificato da le pilete, una colonna in serizzo.

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